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SCHEGGE

QUANDO LA MUSICA ELETTRONICA
INCONTRA IL TEATRO

Il lavoro indaga il tema del conflitto nelle sue declinazioni.

Esso si realizza attraverso la creazione di sette quadri dinamici in cui lo spazio reale, la musica concreta ed elettronica e il corpo-voce delle performer tessono una rete di suggestioni, di ricordi e di immagini.

Il Chiostro del Conservatorio di Vicenza si trasforma in spazi visivi e uditivi in cui il conflitto si anima nelle sue diverse sfaccettature concentrandosi in sette tempi: bombardamento, rifugio, parola nuda, sbarco, cultura ospitante, ninna-nanna, ultima battuta.

La musica elettronica, grazie alla spazializzazione del suono circonda e avvolge gli spettatori. Nel quadro ultima battuta essa viene prodotta live dal musicista che rielabora, fonde e alterna i suoni di diversi strumenti posti nello spazio: la chitarra classica e la ghiaia in un angolo del chiostro, il pianoforte nella cappella, il timpano nel corridoio e la tromba che appare da una finestra. A ciò si aggiungono i suoni prodotti dalla ghiaia calpestata dalle performer e le parole da loro pronunciate.

Nel quadro bombardamento tra i rumori di guerra, campionati e spazializzati, emerge la voce in presa diretta di una performer che attraverso un codice prestabilito determina il movimento e le azioni nello spazio delle altre performer.

Ninna-nanna è una composizione per carillon, attrice e live electronics in cui punto focale è l’iterazione tra questi tre elementi. Attraverso una partitura rigorosa essi si incontrano, si legano e lottano tra loro aprendo lo spazio del ricordo e dell’infanzia.

I testi della performance sono stati scritti dalla poetessa vicentina Alessandra Conte.

Noi ci pensiamo come un coro.

Intendiamo come coro non una massa ma un insieme di individui pensanti; ognuno è costantemente chiamato a prendere posizione rispetto a ciò che accade e a costruire una continua relazione con la situazione e il fuoco dell’azione.

Imprescindibile, in questa prospettiva, è il rapporto tra coro e corifeo, inteso come centro dell’accadere scenico, e le possibilità che questo binomio offre.

Coro è soprattutto l’unione di diversi elementi che si incontrano, entrano in conflitto, interagiscono, dando vita a un flusso in continua trasformazione.

Il suono, i corpi e lo spazio rappresentano le tre linee del nostro lavoro; questi possono procedere simultaneamente, possono alternarsi, uno di essi può influenzare gli altri (es. è il corpo del performer a creare il suono). Nessuno di questi elementi domina o è subordinato agli altri ma tutti concorrono a creare immagini, situazioni, storie.

A partire da quella che per noi è un’urgenza, un tema o un frammento di un testo, attraverso un lavoro di improvvisazione dettato da principi determinati, arriviamo a sviluppare dei quadri dinamici in cui lo spettatore è chiamato ad una partecipazione attiva nell’accadere scenico.

Il coro si costruisce a partire dai nostri corpi e dallo spazio che essi, di volta in volta, occupano o creano. L’osservazione e lo studio dello spazio reale, infatti, è ciò che ci permette di giocare con esso.

Il coro si costruisce a partire dal suono che viene prodotto in tempo reale, nel momento stesso della creazione di una scrittura scenica.

Il trattamento del suono nell’ambito digitale permette una libertà di espressione enorme. Esso ha una funzione narrativa, crea situazioni ed emozioni, sostiene i fatti e le azioni, prepara l’ambiente a ciò che sta per avvenire. Inoltre, grazie all’uso delle tecnologie, è possibile acquisire e campionare suoni dall’ambiente circostante, modificarli e poi diffonderli in diversi punti dello spazio.

Crediamo nella contaminazione. Nonostante la provenienza da ambienti artistici diversi abbiamo trovato un linguaggio comune che permette di usare regole del gioco chiare e valide per tutti noi.

PRODUZIONE: Graim Studio & Le Nidi di Vespe  (Vicenza, 11 Settembre 2015)

TESTI: Alessandra Conte

MUSICHE: Daniele Fabris, Giovanni Frison, Amerigo Piana, Giulio Faedo e Giacomo Ceschi

ATTRICI: Emilia Piz, Martina Testa, Maria Cristina Fiorentin, Chiara Gianni Tagliabue e Alexandra Florina Iovin